L'operazione mi è parsa fin da subito intrigante. Se Fincher decide di portare sullo schermo la seconda trasposizione del romanzo più venduto del decennio, ho pensato, qualcosa da dire ce l'avrà.
Mi sbagliavo.
Il film è quindi brutto? Tutt'altro, è molto bello, perché se è vero che il regista non ha niente da dire, il modo in cui NON lo dice è veramente da urlo. Infatti non c'è un elemento della pellicola che non raggiunga l'eccellenza. Per sottolineare la cura della trasposizione lascerei "parlare" per un paio di minuti i titoli di testa.
Eccoli:
James Bond che dà la mano a Spawn, mentre sotto Trent Reznor dà la sua a "Immigrant song". Belli, vero?
Il film scorre appuntito, diretto con mano fredda e sicura, immerso in una magistrale fotografia desaturata, con un incedere geometrico che ricorda "Zodiac" e "The social network" e con una forza visiva disturbante che riporta la mente al più lontano "Seven". Ma, dove in "Seven" c'era Brad Pitt che non sapeva recitare e pertanto si limitava a grattarsi la testa di continuo (non scherzo, controllate) qui c'è lei
Rooney Mara, che si divora la pur brava Rapace nel giro di due primi piani. La sua Lisbeth ha una potenza iconografica dirompente, è veramente difficile anche solo immaginarne una versione migliore. Si divora prima la Rapace e poi la pellicola. Provate a immaginare il film senza il suo personaggio. Terribile, dico bene?
A far sembrare la scena più bella del mondo anche la ripresa di un ciccione che circumnaviga una scrivania ci sono i pazzeschi Reznor e Ross, che con questo score fanno sembrare la loro precedente fatica ("The social network") una robetta da ballo delle debuttanti. Bravi e cazzuti (non vi posto nessun pezzo perché senza film sotto non gli renderei giustizia).
Craig è in parte (dove il tonno del primo film non lo era), Plummer pure (anche se sinceramente non ricordo un film dove non lo sia), le sequenze perfette si susseguono freneticamente, cesellate da un montaggio sartoriale che dovrebbe essere la prima e unica lezione di una scuola di regia.
Quindi stai per dare il massimo dei voti?
No, perché le singole parti non formano un totale degno di esse. A impastare i singoli elementi manca l'anima, manca quella visione registica che trascenda la riduzione del libro.
Fincher ha messo in scena il romanzo senza aver la benché minima urgenza comunicativa, sfruttando "soltanto" il suo immenso talento e finendo per sfornare un grande film con un piccolo cuore.
***


realizzazione da manuale questo é vero. Il problema é che la storia é da giallo di retequattro del sabato pomeriggio. Per me é stata una bella delusione. Visto il successo del libro, avrei detto che la storia avesse qualcosa di speciale, e invece niente. Lisbeth pero é un gran personaggio (a parte che nel finale idiota).
RispondiEliminaSi, la trama è quella che è. A me non dispiace, ma non posso certo dire che il parterre personaggi non abbia un più che lieve retrogusto da "commissario Rex". Credo tuttavia che il COME sia più importante del COSA. E la Lisbeth di Rooney Mara è un ottimo COME. Poi certo, il cuore Fincher non ce lo mette. Ce lo mette Rex :;)
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