La tragedia di un film
ridicolo
Diciamolo subito: The
Iron Lady è un film tremendo. Tremendo su diversi versanti, i più importanti e subordinanti, i più facilmente elencabili: regia,
sceneggiatura, soggetto e attori. Pensate che questo sintetico elenco non sia esaustivo? Provate allora a chiedere... Come dite, scenografia e montaggio? Entrambi da vomito. Potreste continuare a domandare per ore, ma vi avverto: FINIRESTE AI SUCCHI GASTRICI.
Menzione speciale per la
voce “attori”: è inspiegabile come abbia fatto, ad esempio, la
sempre ottima Meryl Streep (stavolta “cofanata”) a sfornare
un'interpretazione così sfacciatamente di maniera e stucchevole (fra
l'altro inspiegabilmente candidata all'Oscar).
Ndg [Nota di Gratta]: me li immagino quelli degli oscar... "Meryl Streep ha fatto un film quest'anno?" "Pare di si, una biografia..." "L'hai visto?" "No" "Nomination...?" "Massì..."
Gli altri interpreti, poi, sembrano assecondare la linea recitativa dettata della diva, cercando di calcare in senso spettacolare anche il gesto più banale (e fa specie pensare al grande Jim Broadbent in quest'ottica). Questo per dire degli attori. Veniamo alla regia.
Ndg [Nota di Gratta]: me li immagino quelli degli oscar... "Meryl Streep ha fatto un film quest'anno?" "Pare di si, una biografia..." "L'hai visto?" "No" "Nomination...?" "Massì..."
Gli altri interpreti, poi, sembrano assecondare la linea recitativa dettata della diva, cercando di calcare in senso spettacolare anche il gesto più banale (e fa specie pensare al grande Jim Broadbent in quest'ottica). Questo per dire degli attori. Veniamo alla regia.
Phyllida
Lloyd (la regista anche di Mamma Mia, per intenderci) sembra
non avere la minima idea di come muovere la macchina da presa in
senso cinematografico. La sua sembra più una pessima regia
televisiva, intesa come messa in scena basata su semplici effetti di
spettacolarizzazione del gesto inutile. Ogni movimento è fine a se
stesso, privo di qualsiasi connessione/significazione con l'evento
narrato. Lo spettatore, vittima delle vertigini, può solo constatare
che la sobrietà non è di casa. Il peggio, però, lo offrono soggetto e sceneggiatura. Il
primo, volendo stare in equilibrio tra vita privata e vita pubblica
della Tatcher, non riesce ad approfondire nessuno dei due aspetti. La
seconda riesce a ridicolizzare il tutto, con dialoghi alquanto banali
e situazioni involontariamente comiche (una per tutte, la reazione
del marito all'attentato a Brighton: in una delle sequenze che gli
autori vorrebbero più drammatiche, per lo spettatore è difficile
non ridere).
In
conclusione, ci tengo a ribadire una cosa: The Iron Lady è un film
tremendo. Mamma mia se lo è!
Voto:
*
D.M.

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