Una gita al museo (del
cinema)
Vidi il trailer di Hugo Cabret qualche mese fa. Mi chiesi: ma Scorsese si è bevuto il
cervello? Considerando che il buon Martin non indovina un film da più
di due lustri (Al di là della vita è del 1999...), mettere in scena una riduzione di un libro per
bambini non mi sembrava proprio un'idea geniale. Dopo i primi dieci
minuti di film, il timore è diventato certezza: Scorsese è finito. I minuti iniziali di Hugo Cabret sono francamente inguardabili.
Fortunatamente la cosa finisce lì (per cui, se
andate a vedere il film, resistete alla tentazione di uscire dalla
sala), perché dopo l'antefatto il film cambia completamente tono e registro
stilistico, diventando decente. Questa mi sembra una premessa
doverosa.
Ora, veniamo al film in
toto. Scorsese si deve essere divertito come un bambino a realizzarlo: la pellicola è, dall'inizio alla fine, un'immensa citazione
cinematografica, con rimandi ai capolavori degli anni '10/'20/'30 ogni
tre/quattro minuti (si va da Chaplin a Renoir, passando per Melies, i
Lumiere e Harold Lloyd). E' come se Scorsese avesse aperto lo scrigno
dei suoi ricordi cinefili e li avesse messi insieme, usando la storia
del giovane Cabret come mero pretesto narrativo. Se si sta al gioco, il tutto può funzionare: ci si disinteressa dell'inutile trama e
ci si lascia trasportare dalle meraviglie visive e dal gioco di
rimandi teorici, come ad esempio l'idea (geniale) di “far uscire”
dallo schermo – tramite il 3D – il treno dei fratelli Lumiere.
Treno che effettivamente terrorizzò i primi spettatori
cinematografici ottocenteschi. Il divertimento c'è, dunque, ma è
alquanto superficiale. Superficiale nel senso che manca di quello
spessore teorico che ti aspetteresti da un film di Scorsese: è come
fare una gita al museo del cinema, senza che questa ti lasci però
qualcosa di nuovo dentro da poter rielaborare; qualcosa da poter fare
tua. In sostanza, guardare ma non toccare. E quindi mi sembra
obbligatorio porsi una domanda: cosa può pensare di un film come
Hugo Cabret una persona che vuole solo sapere se Hugo troverà la
chiave per azionare il suo automa o se Melies verrà ricordato nei
secoli dei secoli (insomma, una persona a cui non frega un cazzo
delle citazioni)? Può solo pensare male. Comunque, agli Oscar (11
nominations) l'ardua sentenza.
Voto: ** ½
Davide Mazzoni


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