lunedì 13 febbraio 2012

[recensione] Hugo Cabret


Una gita al museo (del cinema)



Vidi il trailer di Hugo Cabret qualche mese fa. Mi chiesi: ma Scorsese si è bevuto il cervello? Considerando che il buon Martin non indovina un film da più di due lustri (Al di là della vita è del 1999...), mettere in scena una riduzione di un libro per bambini non mi sembrava proprio un'idea geniale. Dopo i primi dieci minuti di film, il timore è diventato certezza: Scorsese è finito. I minuti iniziali di Hugo Cabret sono francamente inguardabili. Fortunatamente la cosa finisce lì (per cui, se andate a vedere il film, resistete alla tentazione di uscire dalla sala), perché dopo l'antefatto il film cambia completamente tono e registro stilistico, diventando decente. Questa mi sembra una premessa doverosa.


Ora, veniamo al film in toto. Scorsese si deve essere divertito come un bambino a realizzarlo: la pellicola è, dall'inizio alla fine, un'immensa citazione cinematografica, con rimandi ai capolavori degli anni '10/'20/'30 ogni tre/quattro minuti (si va da Chaplin a Renoir, passando per Melies, i Lumiere e Harold Lloyd). E' come se Scorsese avesse aperto lo scrigno dei suoi ricordi cinefili e li avesse messi insieme, usando la storia del giovane Cabret come mero pretesto narrativo. Se si sta al gioco, il tutto può funzionare: ci si disinteressa dell'inutile trama e ci si lascia trasportare dalle meraviglie visive e dal gioco di rimandi teorici, come ad esempio l'idea (geniale) di “far uscire” dallo schermo – tramite il 3D – il treno dei fratelli Lumiere. Treno che effettivamente terrorizzò i primi spettatori cinematografici ottocenteschi. Il divertimento c'è, dunque, ma è alquanto superficiale. Superficiale nel senso che manca di quello spessore teorico che ti aspetteresti da un film di Scorsese: è come fare una gita al museo del cinema, senza che questa ti lasci però qualcosa di nuovo dentro da poter rielaborare; qualcosa da poter fare tua. In sostanza, guardare ma non toccare. E quindi mi sembra obbligatorio porsi una domanda: cosa può pensare di un film come Hugo Cabret una persona che vuole solo sapere se Hugo troverà la chiave per azionare il suo automa o se Melies verrà ricordato nei secoli dei secoli (insomma, una persona a cui non frega un cazzo delle citazioni)? Può solo pensare male. Comunque, agli Oscar (11 nominations) l'ardua sentenza.

Aggiunta: non l'avrei mai detto, ma Sacha Baron Cohen (Borat, Bruno) è davvero bravo.



Voto: ** ½

Davide Mazzoni  

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